Non va confusa con la più conosciuta “fata”: la fada è una creatura che popola le leggende italiane, in modo particolare di certa parte del Nord Italia, nello specifico della Lessinia (il Masso Verde di Storia di Geshwa Olers). Conosciamola meglio.

A metà strada tra anguane e vivace, le fade sono creature per lo più di sesso femminile – anche se in tempi così moderni non escludiamo di poterne scoprire di sesso maschile – e appaiono solitamente come fanciulle (o fanciulli, ça va sans dire) bellissime e graziose nei modi. A uno sguardo più profondo e attento, non distratto dal sembiante di immediata attrazione, mostrano la schiena concava più che ricurva, braccia e gambe setolose più che pelose, e piedi caprini che le rendono simili, in questo particolare anatomico, all’altra creatura cui spesso si accompagnano, l’orco.

Pare siano imparentate con altre creature del Nord Europa, forse giunte al seguito di coloni bavaresi stanziatisi sulle Prealpi Venete: in Lessinia esiste la comunità dei cimbri. I Cimbri, gente di origine bavaro-tirolese richiamate sulle Prealpi Venete e Trentine a partire dal X secolo per colonizzare tali zone, praticavano le attività che già svolgevano nei loro territori di origine: taglio del legname, produzione di carbone e allevamento. In Lessinia questi genti giunsero verso la fine del XIII secolo, per lo più dal vicino Altopiano di Asiago, prima zona di insediamento, ma anche dalle zone di origine del Tirolo occidentale e della Baviera meridionale.

Tra fade e abitanti della Lessinia si era instaurato reciproco aiuto: nel corso delle notti invernali, quando la gente si radunava nelle stalle a cardare e filare la lana, le fade li raggiungevano portando in dono alle ragazze gomitoli di lana pregiata, che sarebbe servita alle fanciulle in odor di matrimonio quale dote nuziale. Agli uomini insegnavano a fare il formaggio.

Non esistono molte illustrazioni o fotografie delle fade, ma una in particolare pare circolare tra la popolazione della moderna rete, quella di una fada maritata con un orco, il cui figlio, Trolge Molge, morì parecchio tempo fa. Il suo antro è colmo dei teschi di bimbi sacrificati al suo desiderio di vendetta e simboli magici ne proteggono l’ambiente dall’invasività della gente comune.

Due particolari, uno certo e l’altro solo leggendario. Il primo: le fade non possono usare strumenti inventati dagli esseri umani per filare, motivo per cui devono farseli prestare. Il secondo: pare che le fade uomo abbiano sedotto anche molti uomini non convinti che la tradizionale vita affettiva sia la loro strada, soprattutto ragazzi. I più, però, dicono che si tratti solo di maldicenze della gente invidiosa nei confronti di famiglie particolarmente benestanti, incapaci – a loro dire – di crescere come si deve sani giovanotti.

Insomma, fate attenzione allorquando vi trovaste in Lessinia: se fanciulle gentili e prosperose o giovani procaci e virili vi si presentano di punto in bianco con abiti larghi e comodi, potrebbero nascondere la loro vera sembianza d’essere fada.

Molte altre cose ci sarebbero da dire sulle fade, ma per il momento qui ci fermiamo. Lasciate solo che vi ricordi una cosa: un certo autore di Verona ha scritto un romanzo a suo dire di contenuto fantastico, nel quale si racconta di una fada, di nome Aissa Maissa, che un giorno incontrò uno sventato ragazzino che s’era perso nel bosco. Il suo nome era Geshwa Olers, e potete leggerne gli avvenimenti nel primo volume di un certo romanzo. L’immagine che vedete in apertura di questo breve articolo rappresenta proprio Aissa Maissa che sta pregustando di far fuori Geshwa Olers, e venne dipinta dal bravo Fabio Porfidia per quel romanzo. A presto!

Pare che in questo romanzo si parli della fada Aissa Maissa e di come si “prese cura” del giovane Geshwa Olers.