copertina 7 mediaEd eccoci infine alla nota del curatore del settimo volume, mai pubblicata prima. Ricordatevi, in serata arriva la prima parte del Sole sulle bianche torri, scaricabile gratuitamente da Feedbooks.

Questo volume del ciclo che racconta la vita di Geshwa Olers, gentile lettore, è forse il più problematico. Delle ragioni che mi portano a una simile affermazione ti renderai conto di persona, leggendolo nella sua interezza, pagina dopo pagina. Tuttavia, permettimi di segnalarti alcune di queste problematiche, così da non lasciarti troppo sgomento di fronte alle stranezze che permeano in modo particolare la seconda parte.

Il sole sulle bianche torri trae la sua origine dal capitolo che narra la salita al Timone dell’Imperatore di Lobrad, Duiniero Istaroth. Il momento in cui Grodexorian illumina la balconata dalla quale il nuovo regnante si sporge per salutare la Nave ed egli crede che perfino l’astro sia apparso a baciargli la fronte dopo tre anni di Grode Owlat (altrimenti chiamato, in Grodestiano Moderno, Grande Nero, ovvero la plumbea coltre nuvolosa provocata dal cataclisma evocato con la Carta Maika), diviene momento focale per la comprensione dell’intera storia di Geshwa Olers. In una sola parola: l’ambiguità. O, se preferite, l’errore.

Arrivati a questo punto della narrazione risulterà palese ai più come il compimento della Profezia e le mosse di chi circondava il povero Geshwa Olers fossero ispirate da un banale errore di interpretazione, legato all’ambiguità che sempre alberga nella Presenza degli Umani: la convinzione che Eus risponda alle nostre azioni e non, piuttosto, che Egli ci abbia lasciati totalmente liberi. Fino all’errore, e all’errore di interpretazione. Ricorderete come, nell’arco del sesto volume, Geshwa Olers (e non solo lui!) si fosse reso conto di un simile errore, ma non si volle sottrarre a un destino che, da quel momento, decise di abbracciare, accettando la possibilità di una morte che poi è effettivamente avvenuta. Bene, è proprio quello il momento in cui tutto assume una direzione principale: il dono della propria vita.

Geshwa Olers ha donato la sua vita per la salvezza di tutti, ed è questo il motivo per cui lo si volle celebrare con storie, narrazioni, poesie, canzoni, monumenti, memorie di vario genere, dipinti, sculture e quant’altro. Storia di Geshwa Olers nasce come collezione di queste narrazioni.

Come dicevo all’inizio di questa – spero – breve introduzione, Il sole sulle bianche torri è il volume più problematico, perché la collezione di testi tra di loro differenti e della più disparata origine, raccoltisi attorno al nucleo del capitolo che dà il titolo all’intero volume, rende spesso difficile la lettura. Allora non lasciatevi fermare dall’apparente complessità. Al termine della seconda parte di questo libro che stringete tra le mani tutto apparirà più chiaro.

Permettetemi alcune ulteriori annotazioni.

Dal linguaggio sgrammaticato e aggettivato della testimonianza di un fante inserita all’interno del primo capitolo, si coglie e percepisce la vera vita della nostra gente. A differenza del linguaggio pulito e corretto utilizzato dall’Anonimo Grodestiano per riprodurre i discorsi tra i soldati del Battaglione di Addestramento Midilonge Meridionale o di Passo Keleb nel secondo e nel quarto volume, in verità lo stesso Geshwa Olers parlava con un lessico molto più vicino a quello presentato in questo brano piuttosto che quello perfetto e forbito utilizzato nei precedenti volumi di Storia di Geshwa Olers.

I titoli dei capitoli sono pensati per esporre gli argomenti a volte discontinui. Così il primo capitolo, “Sul terremoto”, raccoglie alcune testimonianze del terremoto provocato dalla Carta Maika. Il secondo, “Eu-Lyron”, raccoglie tutti i testi riguardanti la narrazione di alcuni importanti compleanni di Geshwa Olers, e via dicendo. Ciò per quanto riguarda la prima parte del volume. La seconda parte, invece, conosce contenuti a volte decisamente incomprensibili. Si parla di cose che ho tentato di tradurre con termini più consoni rispetto al Grodestiano di duecento anni fa, vi si citano luoghi e personaggi sconosciuti, vi si toccano argomenti che rasentano la blasfemia, per esempio quando si cita un sub-creatore (che gli studiosi dei Libri Sacri non sanno tuttora dire cosa possa essere…).

Ma tutto questo era già accaduto nell’ultimo capitolo del sesto volume, allorquando si narrava che Geshwa Olers, dopo la morte, approdò in un’isola. In fin dei conti, se abbiamo accettato di buon grado la narrazione di quel fatto come se fosse realmente accaduta (il che non è per nulla pacifico), non vedo perché non dovremmo accettare anche la seconda parte di questo volume. In un qualche modo, per lo più strano ma affascinante, l’intera storia del Guerriero di Passo Keleb riceve senso da quanto vi è narrato.

Non mi rimane che augurarvi una buona lettura.

Elior Odentorth

Addì, 7 Owergo 335 d.I.

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